Il recupero della tomba dei Cacni di Perugia. Uno

March 24, 2018 | Author: Anonymous | Category: N/A
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Il
recupero
della
tomba
dei
Cacni
di
Perugia.
 Uno
straordinario
ritrovamento
 

 Mario Pagano 

Soprintendente
per
i
Beni
archeologici
dell’Umbria

 



 
 Il
sequestro
delle
urne
e
del
corredo
della
tomba
dei
Cacni di
Perugia
costituisce
senza
dubbio,
per
 l’importanza
 degli
 stessi,
 una
 della
 maggiori
 acquisizioni
 per
 l’archeologia
 etrusca
 nell’ultimo
 trentennio.
 Le
 indagini
 del
 Comando
 Carabinieri
 Tutela
 Patrimonio
 Culturale
 di
 Roma
 hanno
 dimostrato
che
il
trafugamento
della
tomba
avvenne
nel
2003
durante
lavori
edilizi
in
località
Elce,
in
 un’area
 subito
 all’esterno
 delle
 mura
 trecentesche
 di
 Perugia,
 in
 gran
 parte
 urbanizzata.
 La
 svolta
 decisiva
delle
indagini
si
è
avuta
nel
gennaio
2013,
quando,
riconosciuta
la
provenienza
perugina
per
 il
 tipo
 di
 travertino
 utilizzato,
 dalle
 foto
 entrate
 in
 possesso
 dei
 Carabinieri,
 il
 nostro
 funzionario
 archeologo
 Luana
 Cenciaioli
 riconobbe
 l’identità
 di
 sei
 urne
 e
 sette
 coperchi,
 nelle
 foto
 ancora
 ricoperti
di
terra,
con
quelli
ormai
da
tempo
esposti
nel
ricostruito
castello
di
Rosciano
in
comune
di
 Torgiano,
 alle
 porte
 di
 Perugia,
 trasformato
 dal
 proprietario
 in
 resort.
 Alla
 fine,
 ben
 22
 urne
in
travertino
e
un
coperchio
di
sarcofago
 in
 arenaria
 sono
 stati
 recuperati,
 insieme
 al
 ricchissimo
corredo
costituito
da
56
oggetti
in
 ceramica
comune,
impasto
buccheroide,
pasta
 grigia,
 vernice
 nera
 (coppe,
 unguentari,
 bicchierini,
 oinochoai
 anche
 miniaturistiche),
 tipico
delle
necropoli
perugine
del
III‐II
secolo
 a.C.
 Il
corredo
è
paragonabile
a
quello
della
 tomba
 dei
 Cai  Cutu  e
 ad
 altre
 tombe
 della
 necropoli
 di
 Monteluce,
 del
 Frontone
 e
 di
 S.
 Giuliana.
Inoltre
è
presente,
come
nella
tomba
 dei
 Cai  Cutu,
 la
 panoplia
 di
 bronzo:
 elmo
 del
 tipo
 italico,
 senza
 paragnatidi,
 scudo
 frammentario,
 uno
 solo
 degli
 schinieri,
 e
 altri
 oggetti
di
bronzo:
uno
strigile,
il
kottabos,
del
 quale
 rimane
 solo
 un
 disco,
 una
 oinochoe  frammentaria.
 Alcune
delle
urne
conservano
tracce
di
 vivace
policromia
e
foglia
d’oro.
 La
 tomba
 recuperata
 si
 trova
 a
 Elce,
 via
 Antinori,
 e
 fa
 parte
 delle
 necropoli
 urbane
 di
 Perugia,
 che
 vede
 in
 questo
 settore
 occidentale
 il
 rinvenimento
 di
 altri
 sepolcri
 etruschi,
 tutti
 databili
al
III‐II
secolo
a.C.:


1)
Nel
 1835
 nella
 zona
 alta
 di
 Elce,
 detta
 Belvedere,
 si
 rinvenne
 la
 tomba
 Cherubini,
 dal
 nome
 del
 proprietario:
 l’ipogeo
 era
 scavato
 nel
 terreno
 naturale
 ed
 era
 composto
 di
 un
 corridoio
 d’accesso
 (dromos),
 una
 camera
 centrale,
 quattro
 celle
 laterali,
 una
 di
 fondo,
 dove
 erano
 depositate
alcune
urne,
disperse.

 2)
Nel
1869
presso
S.
Galigano
ad
altezza
del
civico
10,
fu
rinvenuta
una
tomba
appartenuta
alla
 famiglia
Zetna.
 3)
 Nel
 1914
 si
 trovò
 una
 tomba
 a
 inumazione
nella
 zona
 tra
 l’Accademia
 di
 Belle
 Arti
 e
 viale
 Pellini.
 4)
Sempre
 nel
 1914
 a
 S.
 Galigano
 si
 rinvennero
 due
 tombe,
 una
 delle
 quali
 appartenente
 alla
 famiglia
 dei
 Calisna.
 Anche
 questa
 era
 composta
 da
 dromos,
 una
 camera
 centrale,
 due
 celle
 laterali,
una
di
fondo.
Furono
rinvenute
due
urne,
una
ad
alto
rilievo
con
contesa
del
cadavere
 di
 Achille,
tre
 coperchi
 e
 corredo
 (vasi
 in
 ceramica
 comune,
 cratere
 a
 colonnette,
 oggetti
 di
 bronzo
e
di
ferro.
 5)
 Infine
 nel
 1961
 tra
 via
 Siepi
 e
 S.
 Galigano
 si
 rinvenne
 una
 tomba,
 nel
 terreno
 sconvolto
 dai
 mezzi
meccanici,
con
due
urne
e
un
lastrone
in
travertino.

 La
tomba
dei
Cacni era
situata
lungo
l’antica
e
importante
direttrice
viaria
che
da
Perugia
 si
dirigeva
verso
Chiusi
e
Cortona.
Le
raffigurazioni
sulle
urne
presentano
vari
motivi,
molti
dei
quali
 ispirati
 al
 mondo
 greco:
 Medusa;
 Scilla;
 Nereide
 su
 cavallo
 marino;
 lotta
 tra
 grifi
 e
 arimaspi;
 centauromachia;
 scene
 di
 combattimento
 con
 cavaliere
 davanti
 alle
 mura
 della
 città;
 scena
 di
 combattimento
 con
 personaggi
 a
 cavallo,
 bucrani
 e
 ghirlande;
 riquadri
 e
 rosette;
 scudi
 e
 bucrani;
 Enomao,
Pelope
e
Ippodamia;
sacrificio
di
Ifigenia;
lisce;
una
delle
urne
è
solo
dipinta.
Il
livello
della
 resa
 artistica
 è
 molto
 elevato.
 Ad
 alto
 rilievo
 sono
 l’urna
 con
 centauromachia
 e
 quella
 con
 raffigurazione
del
mito
di
Enomao.
Ricordano
per
la
resa
plastica
quella
con
la
contesa
di
Achille
dalla
 tomba
dei
Calisna e
alcuni
cartoni
e
scultori
trovano
riferimento
nelle
urne
volterrane.
 Colpisce
 in
 particolare
 l’urna
 con
 la
 centauromachia,
 con
 lo
 sfondamento
 centrale
 dello
 spazio
da
parte
di
un
centauro
visto
da
tergo,
che
ricorda
l’arte
del
pittore
Filosseno
di
Eretria
con
il
 cavallo
centrale
del
celebre
mosaico
della
battaglia
di
Alessandro
e
Dario
del
mosaico
della
casa
del
 Fauno
 di
 Pompei
 al
 Museo
 Archeologico
 Nazionale
 di
 Napoli,
 visto
 di
 scorcio
 e
 un
 secondo
 fregio
 inferiore
a
bassorilievo,
separato
dal
primo
da
una
dentellatura.
 La
 tomba
 dei  Cacni,
 a
 differenza
 di
quella
 dei
 Cai Cutu  che
 presenta
 iscrizioni
 in
latino,  una
 delle
 quali
 con
 la
 menzione
 della
 tribù
 Tromentina  a
 cui
 furono
 ascritti
 i
 Perugini
 dopo
 la
 guerra
 sociale, non
sembra
più
utilizzata
dopo
tale
guerra,
tanto
da
poter
far
pensare
che
la
ricca
famiglia
 possa
 essere
 rimasta
 negativamente
 coinvolta
 nelle
 convulse
 vicende
 della
 stessa.
 In
 alternativa,
 meno
 probabilmente,
 si
 potrebbe
 pensare
 a
 un
 radicale
 cambiamento
 del
 costume
 funerario,
 con
 l’edificazione
di
mausolei
fuori
terra,
in
relazione
alla
romanizzazione.
 Appena
 individuato
 con
 certezza
 il
 luogo
 dell’importante
 rinvenimento
 e
 dello
 scavo
 clandestino
 la
 Soprintendenza
 per
 i
 Beni
 archeologici
 dell’Umbria,
 da
 me
 diretta,
 d’intesa
 con
 il
 Comando
 Carabinieri
 Tutela
 Patrimonio
 Culturale
 di
 Roma
 ha
 immediatamente
 predisposto
 un
 intervento
di
scavo
di
emergenza
(diretto
da
Luana
Cenciaioli
con
la
collaborazione
dei
tecnici
della
 Soprintendenza
 Enrico
 Bizzarri
 e
 Sergio
 Vergoni
 e
 dell’archeologo
 Francesco
 Giorgi)
 volto
 a
 chiarificare
 il
 contesto,
 purtroppo
 irrimediabilmente
 compromesso,
 e
 a
 permettere
 l’eventuale
 recupero
della
cassa
del
sarcofago
liscio
e
dei
frammenti
delle
urne
ancora
mancanti,
e
di
eventuali
 altri
oggetti.


I
risultati
delle
indagini,
condotte
nei
mesi
di
giugno
e
luglio
2013,
hanno
confermato
che
la
 tomba
doveva
sorgere
esattamente
nell’area
in
cui
è
stato
edificato
il
nuovo
fabbricato
seminterrato
 realizzato
 sotto
 la
 terrazza
 antistante
 una
 vecchia
 villetta
 ora
 di
 proprietà
 Sebastiani:
 purtroppo
 la
 nuova
 edificazione
 ha
 distrutto
 completamente
 la
 struttura
 della
 camera
 ipogea.
 L’unico
 indizio
 rintracciato
 è
 stato
 il
 recupero
 di
 numerosi
 frammenti
 della
 cassa
 di
 un
 sarcofago
 in
 arenaria,
 interrati
in
una
buca
adiacente
al
fabbricato,
del
quale
era
stato
sequestrato
il
solo
coperchio,
e
che
 doveva
 costituire,
 come
 nel
 caso
 della
 tomba
 dei
 Cai  Cutu
 integralmente
 recuperata
 a
 Perugia
 nel
 1983
in
località
Monteluce
ed
esposta
nel
Museo
Archeologico
Nazionale,
la
deposizione
più
antica,
 o
una
di
quelle
più
antiche,
oltre
a
pochi
frammenti
di
ciotole
del
corredo.
Invece,
a
breve
distanza,
è
 stata
 scoperta
 una
 piccola
 tomba
 a
 camera
 quadrangolare,
 sempre
 scavata
 nel
 conglomerato,
 completamente
riempita
di
terra
e
priva
della
copertura
e
di
parte
delle
pareti,
e
inoltre
danneggiata
 anche
da
una
fossa,
attraverso
la
quale
furono
asportati
i
due
coperchi
di
urna
mancanti.
All’interno
 sono
 state
 rinvenute
 sei
 urne
 in
 travertino,
 due
 delle
 quali
 con
 decorazioni
 scolpite
 sulla
 fronte,
 e
 numerosi
oggetti
di
corredo.
Tra
questi
è
nettamente
prevalente
la
ceramica
da
mensa,
costituita
da
 12
lagynoi a
corpo
globulare,
9
piatti,
3
ciotole,
rispetto
agli
8
unguentari
acromi
a
corpo
fusiforme
e
 agli
strumenti
di
toeletta
(3
specchi
di
bronzo
quadrati
in
pessimo
stato
di
conservazione).
I
materiali
 rinvenuti
 rientrano
 in
 tipologie
 molto
 comuni
 e
 diffuse
 tra
 il
 II
 e
 il
 I
 secolo
 a.C.
 nelle
 necropoli
 ellenistiche
 del
 territorio
 perugino,
 e
 in
 particolare
 trovano
 confronti
 molto
 stringenti
 con
 gli
 esemplari
provenienti
dalle
numerose
sepolture
di
località
Strozzacapponi.
La
presenza
di
iscrizioni
 latine
 sui
 coperchi
 conservati
 (solo
 uno
 presenta
 una
 iscrizione
 etrusca),
 fa
 propendere
 per
 una
 datazione
posteriore
alla
guerra
sociale,
o
al
massimo
risalente
alla
fine
del
II
secolo
a.C.,
e
che
non
 prosegue
oltre
il
40
a.C.
 Durante
lo
scavo
si
è
avuta
notizia
di
un
cedimento
del
terreno
a
circa
30
metri
in
linea
d’aria,
 in
 adiacenza
 del
 fabbricato
 del
 collegio
 ONAOSI
 (via
 Antinori
 n.
 28).
 Lo
 scavo,
 prontamente
 effettuato,
 ha
 messo
 in
 luce
 una
 cavità
 scavata
 nel
 banco
 conglomerato
 con
 un
 diametro
 di
 quasi
 2,50
m,
accessibile
dall’alto
da
un
pozzetto,
ma
completamente
priva
di
materiali
archeologici.
 Grazie
 al
 gruppo
 dei
 restauratori
 della
 Soprintendenza
 è
 stato
 possibile
 effettuare
 una
 ripulitura
e
un
primo
restauro
delle
urne
e
del
corredo.
 Il
27
giugno
2013
si
è
tenuta,
presso
la
sede
operativa
del
Comando
di
Roma
una
conferenza
 stampa,
 presieduta
 dal
 Ministro
 Massimo
 Bray,
 mentre
 i
 risultati
 dei
 nuovi
 scavi
 sono
 stati
 comunicati
alla
stampa
il
4
settembre
2013
presso
il
Museo
Archeologico
Nazionale
di
Perugia.
 La
 famiglia
 dei
 Cacni
 era
 già
 ben
 nota
 a
 Perugia
 da
 ben
 dieci
 iscrizioni
 e,
 fuori
 di
 essa,
 solo
 isolatamente
nella
vicina
Chiusi,
a
Tarquinia
e
nel
suo
territorio
e
forse
a
Norcia.
La
presenza
della
 panoplia
 di
 armi
 in
 bronzo,
 l’alto
 livello
 artigianale
 di
 alcune
 delle
 urne
 e
 della
 loro
 decorazione,
 assicurano
 dell’alta
 posizione
 sociale
 della
 famiglia
 nella
 Perugia
 del
 III‐II
 secolo
 a.C.
 È
 questo
 un
 periodo
 di
 straordinaria
 prosperità
 per
 la
 città,
 come
 testimoniano
 le
 fonti
 storiche,
 i
 rinvenimenti
 archeologici
 e
 i
 monumenti,
 primo
 tra
 tutti
 la
 bella
 cinta
 muraria
 con
 le
 porte
 urbiche
 riccamente
 decorate.
La
città
partecipa
alla
guerra
annibalica
armando
e
mantenendo
almeno
una
intera
coorte,
 che
si
copre
di
valore
nel
216
a.C.
nella
difesa
di
Casilinum (l’odierna
Capua:
Liv.
23,
17,
11
e
23,
20,
 3),
caposaldo
importantissimo
e
vitale.
 La
 tomba
 certamente
 non
 era
 già
 da
 tempo
 utilizzata
 al
 momento
 del
 tragico
 assedio
 di
 Ottaviano
a
Perugia
del
41‐40
a.C.,
dove
si
era
rinchiuso
il
grande
esercito
del
fratello
Lucio
Antonio
e
 della
 moglie
 di
 Marco
 Antonio
 Fulvia,
 e
 lo
 sterminio
 della
 maggior
 parte
 della
 classe
 dirigente
 cittadina.
Cassio
Dione
(48,
14,
5‐6)
riferisce
che
lo
stesso
Ottaviano
permise,
in
seguito
al
recupero


dalla
città
fortuitamente
risparmiata
dall’incendio
e
al
trasporto
a
Roma
di
una
statua
di
Giunone
e
a
 un
 susseguente
 sogno,
 “a
 coloro
 che
 lo
 avessero
 voluto,
 di
 ricostruire
 la
 città:
 ma
 non
 furono
 dati
 loro
più
di
sette
stadi
e
mezzo
di
terra”.
Questa
notizia
è
stata
finora,
a
mio
parere
erroneamente,
 interpretata
 come
 una
 inverosimile
 riduzione
 del
 territorio
 della
 città
 per
 tale
 limitato
 raggio
 dalle
 mura.
Non
è
stato
però
notato
che
la
misura
è
esattamente
quella
di
due
centurie,
che
dunque
fu
 invece
 la
 quota
 massima
 di
 terreno
 restituita
 agli
 antichi
 abitanti
 superstiti,
 salvo
 i
 partigiani
 di
 Ottaviano,
il
che
conferma
l’annichilimento
della
base
economica
delle
antiche
famiglie.
La
notizia
di
 Cassio
 Dione
 è
 confermata
 dalla
 serie
 di
 cippi
 col
 nome
 di
 Augusto
 Perusia  restituta,
 e
 dalla
 realizzazione
 di
 un
 altare
 sul
 modello
 dell’Ara  pacis  Augustae  di
 Roma:
 ad
 esso
 appartengono
 i
 magnifici
 rilievi
 sistemati
 nel
 1205
 dal
 presbitero
 Alessio
 al
 tempo
 del
 vescovo
 Viviano
 intorno
 all’altare‐tomba
della
chiesa
di
S.
Costanzo
di
Perugia
(ricordata
dai
documenti
solo
dal
1027),
ma
in
 origine
 collocati
 nel
 presbiterio
 della
 vicina
 basilica
 di
 S.
 Pietro,
 costruita
 all’epoca
 di
 Onorio.
 Vengono
inoltre
restaurate
le
mura,
come
testimonia
la
parte
alta
della
cortina
dell’arco
etrusco
e
 delle
 tombe
 adiacenti,
 prive
 di
 sigle
 in
 alfabeto
 etrusco
 e
 dei
 danni
 dei
 proiettili
 del
 durissimo
 assedio.
 La
 famiglia
 più
 eminente
 tra
 quelle
 non
 immigrate
 con
 le
 proscrizioni
 e
 le
 deduzioni
 di
 veterani
dopo
la
restitutio
augustea
è
certamente
quella
dei
Vibii,
già
ben
attestata
prima
del
41
a.C.,
 alla
 quale
 è
 attribuibile
 il
 grande
 mausoleo
 tronco‐conico,
 con
 camera
 interna
 circolare
 posto
 in
 posizione
 eminente
 sulla
 piana
 del
 Tevere
 lungo
 la
 via
 per
 Roma,
 rispettato
 e
 inglobato
 ancora
 all’epoca
di
Onorio
nella
basilica
di
S.
Pietro,
e
nel
quale
fu
probabilmente
sepolto
l’imperatore
Vibio
 Treboniano
Gallo,
che
conferì
alla
sua
patria
Perugia
lo
status di
colonia,
e
suo
figlio
Volusiano.
Un
 altro
grande
mausoleo,
a
forma
piramidale,
era
visibile
fino
all’Ottocento
presso
la
vicina
chiesa
di
S.
 Costanzo
 e
 di
 un
 altro
 ancora,
 rinvenuto
 casualmente
 in
 località
 Ferro
 di
 cavallo,
 i
 blocchi
 di
 travertino
furono
reimpiegati
nella
scarpata
esterna
del
monastero
di
S.
Pietro.
 Dopo
la
mostra,
la
nuova
tomba
dei
Cacni
verrà
esposta
in
un
unico
ambiente
nel
percorso
 espositivo
 del
 Museo
 Archeologico
 Nazionale
 dell’Umbria
 di
 Perugia,
 ospitato
 nell’affascinante
 complesso
conventuale
medioevale
di
S.
Domenico.
 


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